L'”Armida incantatrice”: un calibratissimo mosaico


di Paola De Simone

Abilmente scolpita fra le seduzioni del mito e le verità della storia, fra le emozioni del canto ed un’arguta narrazione mista di versi,
arte e commenti, vola in alto l’Armida incantatrice cofirmata dal direttore Giuseppe Camerlingo e dal critico Sandro Cappelletto,
proposta l’altra sera al Delle Palme dall’Associazione Alessandro Scarlatti con l’Ensemble Cosarara e le voci soliste del soprano
Cinzia Forte (Armida) e del mezzosoprano Anna Bonitatibus (Rinaldo).
Un’operazione colta che, dall’idea del melologo, trae lo spunto e, soprattutto, la forza per ritemprare la spesso stanca formula del classico concerto. Così trasformando una semplice antologia di brani d’opera a tema unico – appunto la storia della fatale maga Armida vinta da Rinaldo – in un calibratissimo mosaico di fabula e azione che, con ironia e sapienza, si diverte ad incrociare al margine delle note i diversi piani prospettici della storia e delle tradizioni letterarie, musicali e drammaturgiche. Al centro, l’Armida feroce, l’Armida ferita, raccontata dai lapidari e fono-linguisticamente incisivi interventi di Cappelletto; e, in musica, ricostruita con gusto e perizia da Camerlingo a partire dallo stile a terrazze, passando per gli affetti galanti ed approdando alla vibrante verità espressiva della penultima prova francese di Gluck. Si è pertanto partiti dalle blasonate radici poetiche del Tasso per toccare, da quattro diverse piazze di fruizione (Londra, Vienna, Napoli e Parigi) altrettanti modelli della storia dell’opera settecentesca. Dunque scegliendo alcune delle pagine più significative (Sinfonie d’apertura, arie, recitativi accompagnati o duetti) dal Rinaldo di Haendel-Rossi, dall’Armida di Traetta-de Rogatis (rappresentata a Vienna, quindi a Napoli in apertura della stagione 1763/64 e poi scomparsa per sempre, fino alla prima moderna dell’altra sera), dall’intensa Armida abbandonata di Jommelli-Migliavacca (in prima al San Carlo nel maggio del 1770, come ricorda anche il manoscritto conservato nella Biblioteca del San Pietro a Majella) e, infine, dalla francese e più matura Armide di Gluck, sull’antico testo di Quinault a suo tempo utilizzato da Lully.
Quanto agli interpreti, oltre alla sollecita risposta dell’organico e alla buona prova dell’Armida di Cinzia Forte, il primo posto spetta all’applauditissima Bonitatibus, Rinaldo di raro pregio sia per il suo bel lavoro di scavo espressivo sul dato poetico-musicale che per lo sfoggio di un magistero tecnico dalle salde abilità virtuosistiche.

(Sabato 2 Novembre 2002 Corriere del Mezzogiorno SPETTACOLI)

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