Santa Caterina d’Alessandria

Secondo la leggenda, Caterina, bellissima giovane dalle origini principesche, era straordinariamente versata nelle scienze, nell’arte e nella filosofia. L’imperatore Massenzio tentò, in Alessandria d’Egitto, di convincerla ad adorare le divinità pagane. Conoscendo la sua preparazione filosofica fece venire in quella città i cinquanta filosofi e retori più famosi che, rimasti ammutoliti di fronte alle argomentazioni della santa, furono condannati a morte. Massenzio offrì a Caterina di farla diventare imperatrice insieme a lui, ma, avuto un netto rifiuto, la condannò ad essere martirizzata con una macchina costituita da quattro ruote uncinate. Quando gli aguzzini provarono a sacrificarla intervenne un angelo che fece saltare le ruote provocando una strage fra i carnefici. Successivamente l’imperatore ordinò che fosse decapitata e Caterina stessa sollecitò il carnefice ad usare la spada perché le venisse tagliata la testa. Al momento del sacrificio dal suo corpo invece del sangue sgorgò del latte.
Dal sito Le Pietre Parlanti di Franco Valente

La prima passio che riferisce le vicende della sua vita è piuttosto tarda e risale all’ XI secolo.

Nata nel 287 in una famiglia nobile e agiata, rimase orfana di entrambi i genitori in giovane età, cresciuta indipendente e nella possibilità di scegliere la propria vita, si dedicò allo studio, circondandosi di sapienti ed eruditi, diventando dottissima soprattutto nella filosofia e nella religione. Era, oltre che di grande ingegno, una giovane bellissima, richiesta in sposa dagli uomini più importanti della città d’Alessandria.
Nel 305 Massimino Daia, insignito da Galerio del titolo di Cesare, fu investito del governo della Siria e dell’Egitto.
Giunto ad Alessandria, Massimino Daia ordinò di sacrificare animali agli dei. Caterina, seguita dallo stuolo dei suoi sapienti, regalmente vestita e nel fulgore della sua bellezza, gli si presentò davanti, contestandogli il diritto di fare una simile imposizione e esortandolo a riconoscere invece Gesù Cristo come redentore dell’umanità. Massimino, soggiogato dalla grazia di Caterina, decise che la donna sostenesse le sue idee davanti a una commissione di cinquanta filosofi alessandrini.
Ma nel corso di questo incontro Caterina, oltre a controbattere i loro ragionamenti, riuscì a convertirli in blocco alla fede cristiana. Per questa conversione così pronta, Massimino li fece immediatamente mettere al rogo. Poi richiamò Caterina e le propose di sposarla. Dinanzi al netto rifiuto della Santa ne ordinò la fustigazione ma ella persistette nel rifiutare le nozze ribadendo la sua fede in Cristo suo sposo. Allora Massimino ordinò che fosse sottoposta al supplizio delle ruote dentate ma gli uncini e le lame si piegarono sulle tenere carni di Caterina, le ruote s’infransero e la Santa non ebbe la minima scalfitura.
Caterina fu allora imprigionata e tenuta senza mangiare e senza bere ma una colomba bianca le portava ogni giorno ciò di cui aveva bisogno, tanto che, quando la prelevarono da quell’orrido carcere, stava bene come quando vi era entrata. Allora Massimino dispose che venisse decapitata. Quando la spada del carnefice spiccò la testa dal suo collo, dalla ferita, anzichè il rosso sangue sprizzò invece candido latte. Dio non permise che il suo corpo venisse deturpato e una schiera di angeli ne prese le spoglie e ricompostele le sollevò in volo andandole a deporre sul monte Sinai, dove ancora oggi l’altura vicina a Gebel Musa (Montagna di Mosè) è chiamata Gebel Katherin. Agli inizi del IX secolo, i monaci del monastero fondato nel 328 da Sant’Elena ai piedi del Gebel Musa ritrovarono i suoi resti e li traslarono nella chiesa del monastero che venne ridedicato alla Santa.
Dal sito Bisanzio di Dom Nardone

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Fonti >>> (Giusi Orazzo)

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